fonte: ilmessaggero.it

Un’iniqua distribuzione dei vaccini può prolungare la pandemia

Le nazioni più ricche hanno avuto più vaccini ma si ritroveranno con dosi in eccesso per la fine dell’anno. La distribuzione dei vaccini nei Paesi più poveri è un problema, perché può prolungare la durata della pandemia, a causa della nascita di nuove varianti

Non c’è purtroppo da stupirsi se la maggior parte dei vaccini disponibili siano stati destinati alle popolazioni più ricche; che non sia una sorpresa non deve tradursi che sia una cosa giusta. La distribuzione dei vaccini in tutto il mondo, in modo equo, dovrebbe essere un obiettivo chiave per uscire definitivamente da questa pandemia. Solo lo 0,3% degli oltre 5 miliardi di vaccini prodotti è andata a Paesi a basso reddito.

E mentre l’Occidente è praticamente a un passo dall’immunità di gregge, il continente africano conta un tasso di vaccinazione del 2%. Si stima che gli abitanti dei Paesi più poveri dovranno aspettare fino al 2023 per essere vaccinati. Il problema è serio.

Anche nello scenario più egoistico, non fornire un’adeguata copertura vaccinale a tutto il mondo, può influenzare la durata della pandemia, a causa delle varianti. Da un punto di vista etico, poi, lasciare che una gran parte della popolazione mondiale patisca ancora il Covid-19 e le sue conseguenze più gravi, è ingiusto, soprattutto considerando i costi di produzione dei vaccini (1,20$ per dose) e il loro prezzo di vendita, 5 volte superiore.

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