“Nessuno ha voglia di lavorare” – I giovani italiani sono stanchi di essere sfruttati

Con l’arrivo dell’estate, le attività di ristoro e turistiche potranno riaprire senza limitazioni. Il problema degli imprenditori? “Non si trova personale”. La situazione è semplice, i giovani sono stanchi di essere sfruttati

Dopo un altro anno tragico, le attività potranno ripartire senza limitazioni. Negli ultimi giorni, però, numerosi imprenditori segnalano un problema che intacca la ripartenza estiva: non si trova personale. Il cosiddetto lavoro stagionale non lo vuole fare più nessuno. In Campania, a maggio, il Presidente della Regione, Vincenzo De Luca, supponeva che i giovani d’oggi preferiscono il Reddito di Cittadinanza piuttosto che lavorare. Questa tesi poi è stata consolidata da Ciro Oliva, proprietario della pizzeria Concettina ai Tre Santi.
“Difficilissimo trovare pizzaioli, fornai, ragazzi di sala. Tanti prendono il reddito di cittadinanza e trovano più comodo avere i soldi fino a casa senza lavorare oppure, e sono numerosi, vorrebbero un impiego in nero”.
Queste le parole di Oliva al Corriere del Mezzogiorno.

Il problema principale è che non tutti i datori di lavoro sono Concettina ai Tre Santi e soprattutto non è il Reddito di Cittadinanza. Moltissimi giovani ogni estate vengono sfruttati e sottopagati per orari estenuanti. Ogni anno si sentono numerose storie di persone che lavorano come camerieri, bagnini, cuochi e tanto altro, 11 ore al giorno, a nero e per pochi soldi.
Ieri, Roberta Avallone, ha parlato del salario minimo, un sistema adottato in diverse nazioni europee. Oggi invece, vi mostreremo alcune testimonianze di giovani che sanno cosa significa lavoro stagionale. Vi anticipo, nessuna storia è molto allegra e soprattutto vi faranno capire che il non voler lavorare come stagionale non ha nulla a che vedere con il RDC bensì con il non voler essere sfruttati.

Un full-time forse troppo full 

“Ogni estate, lavoro nei week-end in un bar in nero. Se un contratto full-time in Italia, comprende 40 ore lavorative per 5 giorni, il full-time di dove lavoro io, non è così. Il full-time di dove lavoro io sono 10 ore al giorno per 6 giorni, a volte anche 11/12 ore. Chi invece lavora fisso fa anche 7 giorni su 7. La problematica principale è che quando in Italia si ha un contratto stagionale fisso, non esistono i festivi, ma insieme alle eventuali ore notturne andrebbero pagati di più. Se si lavora in nero, ciò non succede. Ma non è l’esperienza peggiore che io conosco. Un mio amico, ogni estate lavora come fattorino per una pizzeria del posto. Attacca alle 17/18 e stacca la notte. Quanto guadagna? 25/30 € al giorno, ovviamente in nero, perché secondo i proprietari, i rider guadagnano di mance”.

Il contratto ci sta, però non è veritier

“Per 3 anni ho lavorato un lido statale, quindi con costi relativamente bassi, per esempio una bottiglia d’acqua la paghi 50 centesimi, mentre sul lido privato 2€. Il primo anno, lavoravo in nero e prendevo 30 € al giorno. L’anno dopo, a 17 anni con un contratto dove stava scritto che lavoravo per 4 ore, prendevo sempre 30 €, mentre quando ho compiuto 18 anni il salario è aumentato a 40€ sempre per 4/6 ore. Il problema principale? L’orario di lavoro non era quello scritto sulla carta. Ogni giorno attaccavo alle 7 del mattino e staccavo alle 8 di sera. A volte, visto che dovevo lavorare al bar e fare anche i cornetti, iniziavo il turno alle 6. Tutto questo, sempre per 30/40€ per 4 ore ufficiali…”

11 ore al giorno mal retribuite

“L’anno scorso un lido mi contattò con lo scopo di fare solo servizio lettini. Inizialmente ero in nero e prendevo 50€ ogni volta che andavo. Volevo essere messa in regola, ma quando mi hanno inquadrato mi hanno abbassato di molto la paga. Ho preso 600 € al mese, lavorando 11 ore al giorno 5 su 7. Insomma, meno di 30 € al giorno. Il problema non era tanto la paga, ma la mole di lavoro poiché eravamo solo in 4 a lavorare sul lido. Nei giorni pieni non avevamo un minuto per fermarci e molto spesso non avevo nemmeno il tempo di mangiare o andare in bagno. Appena avevo un attimo libero, suonava il walkie-talkie e dovevo fare qualcosa. Spesso succedeva che mentre servivo i clienti come cameriera, ero chiamata col walkie-talkie per andare a pulire i bagni che erano in condizioni pessime: dal ristorante dovevo spostare a pulire il bagno e poi tornare a servire i tavoli”.

Mi sono voluto soffermare solo su queste 3 testimonianze, anche perché se no risulterei ripetitivo. Il problema è sempre troppe ore e pochi soldi di retribuzione. Perché la mentalità media dell’imprenditore, piccolo o grande che sia, è quella di poter sfruttare meglio il giovane perché tanto deve fare esperienza e mettere un po’ di soldi da parte. In Italia, già in molti lavorano in nero, figuriamoci un giovane che lavora solo in estate se ha un contratto (sempre se il giovane sa dell’esistenza di tale, ma questa è un’altra storia).
Quindi, non diciamo che lo stagionale non lo vuole fare più nessuno o che i giovani non abbiano voglia di lavorare. La realtà dei fatti è che nessuno vuole essere sfruttato, perché lavorare per più di 8 ore non è lavoro né in estate né in inverno, è semplice e puro sfruttamento. Nessuno si spacca la schiena senza avere il giusto premio e il giusto rispetto.

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