La Primavera di Sandro Botticelli

La Primavera, quadro datato 1480, è il celeberrimo capolavoro del pittore fiorentino. Fu un regalo per il cugino di secondo grado di Lorenzo il Magnifico, Lorenzo Pierfrancesco De’ Medici, come auspicio ad una vita destinata alla storia e ad un meraviglioso matrimonio. Attualmente il dipinto, realizzato con tempera grassa, si trova nella Galleria degli Uffizi.

L’iconografia del quadro

Una distinzione fondamentale da fare iconograficamente nell’opera è quella tra amore platonico e carnale: sulla destra troviamo il giovane Mercurio, munito di calzari alati, che impugna un caduceo. Questo strumento, nella mitologia, serviva al messaggero a spostare le nuvole d’intralcio quando c’erano messaggi da recapitare: in questo contesto, rappresenta l’augurio di un amore puro e senza complicazioni. Assieme al dio troviamo Aglaia, Eufrosine e Talia, meglio conosciute come le tre Grazie, storicamente emblema di prosperità e splendore. Nell’emisfero sinistro del quadro, invece, il vento dell’ovest Zefiro violenta e feconda la ninfa Clori, destinata a diventare la dea della fioritura Flora. Tutta l’azione del quadro è osservata dall’alto da Cupido bendato, rappresentando il celebre “amore cieco”. Al centro dell’opera il Botticelli colloca la bellissima Venere, dea della bellezza, della fecondità e dell’amore, grazie al quale tutto si rigenera. Fa da sfondo un’enorme varietà di piante, tra cui spiccano gli alberi d’arancio, associati alle nozze.
La Primavera è un quadro estremamente simmetrico, con Venere e Cupido che fungono da assi di simmetria assieme all’arco creato dagli alberi. Non c’è un’effettiva fonte di luce, anzi sembrano gli stessi personaggi ad emettere luce propria, mentre le loro espressioni malinconiche entrano in forte contrasto con l’atmosfera gioiosa dell’opera.

Le chiavi di lettura dell’opera

Durante il corso dei secoli, questo quadro ha avuto varie interpretazioni: una strettamente mitologica, una storica e una neoplatonica. La seconda tiene conto di vari avvenimenti politici dell’epoca, nata orientativamente nel 1485, che vede i personaggi come allegorie di varie città italiane legate a Firenze: Cupido è Roma, Mercurio è Milano, Venere è Venezia, le tre Grazie sono rispettivamente Pisa, Napoli e Genova, Clori e Flora sono Mantova e Zefiro è Bolzano.

La chiave di lettura neoplatonica è più complessa e nata quattrocento anni dopo la precedente: Venere è l’Humanitas, quindi l’attività spirituale e sensibile, le tre Grazie sono l’attuazione di questa Humanitas, Mercurio è la Ragione e la triade carnale rappresenta l’effettiva primavera, intesa però come ciclo rigenerativo.

Vi ricordo di seguirci sui nostri profili Instagram e Tik Tok per notizie, anteprime, video, Reels e tanto altro. Seguici anche su Facebook! Adesso ci trovi anche su Twitter! Non dimenticate di supportare i nostri podcast su Spotify!

Related post

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *