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Eriksen: le parole e le ipotesi dei medici

Eriksen: le parole dei medici e le ipotesi sulla diagnosi corretta

”Eriksen è vivo per miracolo. Un miracolo reso possibile da un protocollo medico e organizzativo esemplare sul campo, dalla bravura del suo capitano Kjaer, che gli ha spostato la lingua per farlo respirare. Ma anche dalla risposta positivo del suo cuore a massaggio e defibrillazione: non è sempre così, purtroppo. La felicità non deve farci sottovalutare la gravità del fatto: Christian è un resuscitato.”

Le parole dei medici che hanno preso in cura il calciatore Christian Eriksen non sono ancora del tutto rassicuranti. L’uomo non ha ancora lasciato l’ospedale in seguito all’atroce episodio verificatosi sabato 12 Giugno. Durante il match Danimarca-Finlandia, si è improvvisamente accasciato a terra, a causa di un attacco cardiaco.

Attualemente i dottori, oltre a mettere a disposizione tutte le loro capacità per farlo ritornare in campo, stanno cercando le cause del malore.

Se ne ipotizzano per ora quattro:

  1. Miocardite: al Righospitatel lavorano con convinzione ed insistenza proprio su questa prima ipotesi. I medici parlano di una miocardite dovuta ad un’infiammazione, batterica o virale, che non lascia tracce. Qualora fosse la diagnosi corretta, sarebbe indubbiamente la più positiva, poiché il calciatore potrebbe ritornare in campo senza problemi.
  2.  Difetto ereditario del muscolo del cuore: meno gioiosa è la seconda ipotesi, una malattia al muscolo del cuore congenita  mai scoperta prima. In questo caso gli specializzati nel settore dovrebbero impiantare un defribillatore per permettere a Christian di continuare le sue attività calcistiche.
  3. Malattia al nodo del seno: l’ipotesi peggiore formulata dai dottori è quella di una malattia al nodo del seno, che obbligherebbe lo sportivo a non tornare più in campo.
  4. Coagulo del sangue: questa diagnosi ha perso forza dopo i primi controlli ad Eriksen. Il coagulo del sangue, infatti, sarebbe stato evidente dopo aver effettuato le analisi del sangue.

Le certezze sono poche, ma i medici continuano a cercare una soluzione che possa permettere al giocatore della Danimarca di continuare la sua carriera.

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