Depressione, ne parliamo con la Dott.ssa Aviani

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel 2030 la depressione sarà la malattia più diffusa, più del cancro, più delle patologie cardiache, più dell’Alzheimer

Ci può dire cos’è la depressione e che rapporto intercorre tra essa e gli eventi della vita? 

“Spesso confondiamo la depressione vera e propria con la tristezza o con altre problematiche. La depressione persiste nel tempo ed è quasi sempre slegata da una motivazione concreta e accessibile consapevolmente dalla persona interessata.
Facciamo sempre più fatica a “guardarci dentro”, a conoscerci meglio, ad apprezzarci per ciò che siamo e a migliorarci con impegno nelle cose, tutto ciò favorendo un clima netto di “superficialità”, nel senso vero e proprio del “rimanere in superficie”, del tutto diverso dall’idea del vivere le cose con “leggerezza”. Quest’ultima è accessibile soltanto dopo un buon percorso di strutturazione e conoscenza di sé e fattore protettivo per la depressione.”

Come riconoscere una depressione vera rispetto a un semplice periodo ‘no’?

“Nel DSM V è possibile trovare la definizione di Depressione più appropriata, e, i sintomi più comuni sono la perdita di energie, senso di fatica, difficoltà nella concentrazione e memoria, agitazione motoria e nervosismo o apatia e rallentamento motorio, perdita o aumento di peso, disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), mancanza di desiderio sessuale e dolori fisici. Essi dovranno perdurare per più di due settimane ed essere percepiti anche nell’arco della stessa giornata con frequenza.”

C’è qualche possibilità che il depresso abbia ragione? Cioè che i depressi siano gli unici, in effetti, a vedere la realtà “così com’è”?

“Non si tratta di “aver ragione” o meno. Basti pensare che ognuno di noi percepisce la realtà a proprio modo e che, quindi, ha una “propria verità”. Ciò che ci interessa è proprio il fatto se “tale verità”, tale visione della realtà, della quotidianità, sia funzionale ad una buona qualità della vita… o della giornata. Il “giudicare” ciò che vediamo o dare per scontato che sia come pensiamo noi, non porta da nessuna parte: abbiamo a che fare con una molteplicità di cose, sempre.”

Una depressione può arrivare senza alcun motivo?

“Non esiste quasi mai una “causalità diretta” tra motivo e sintomo: esistono sempre una serie di variabili che intercorrono in tale percorso. Un buon lavoro psicoterapeutico potrà sicuramente aiutare a “sciogliere la matassa” che si è venuta a creare. La depressione vera e propria, come dicevamo prima, è spesso slegata da un “motivo concreto” ed accessibile “nell’immediato”.”

Quali sono oggi le terapie per curare la depressione?

“La parola è curativa, ma questo non significa che in taluni casi sia necessario abbinare ad un percorso psicoterapeutico anche uno psichiatrico con prescrizione farmacologica. I farmaci sono necessari laddove “non c’è pensiero”. Mi spiego meglio: oltre ad attenuare una sintomatologia estremamente difficile da gestire per la persona, in alcuni casi i farmaci permettono alla persona di “tornare a far fluire” il pensiero, utili cioè ad instaurare una buona relazione psicoterapeutica con il professionista.”

Nella sua esperienza clinica, quali sono i segnali di risalita di un paziente?

“Personalmente faccio capo ad un orientamento di stampo Psicoanalitico Psicodinamico in cui andrò a valutare e a correlare un’eventuale sintomatologia depressiva/ansioso-depressiva, un tono dell’umore basso, alla struttura di personalità della persona in senso più ampio, andando a lavorare assieme alla persona sui diversi aspetti della propria vita che vive in “quel determinato modo”. I segnali di “miglioramento” saranno quindi man mano percepibili, oltre ad essere fondati su radici forti, ma anche su strategie create e ben strutturate, grazie all’intervento terapeutico.”

Quanto ha inciso il Covid-19 nell’aumento esponenziale della diffusione della depressione?

“Tale situazione critica che stiamo vivendo ha impattato moltissimo sulla sintomatologia ansioso-depressiva a causa delle emozioni che porta con sé, estremamente forti e difficili da gestire. Non vanno dimenticate le “situazioni” precedenti a tale periodo pandemico, che ognuno di noi porta con sé e che ha gestito in modo più o meno funzionale. Inoltre, i vissuti di solitudine, distanziamento e di angoscia che sono stati e che sono ancora ben presenti in tale periodo, devono essere gestiti prontamente in modo funzionale, così da non portare con sé “strascichi” nell’immediato futuro: facciamo prevenzione, ascoltiamoci adesso senza “rimandare”, perché per curare ci vuole un tempo e un impegno nettamente maggiore.”

Psicologa Clinica
Dott.ssa Silvia Aviani
@psicologa_silvia_aviani
+39 328 846 49 57

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