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Cina, proposta shock: più ginnastica per aumentare la mascolinità

Cina, secondo il governo i giovani maschi sono “troppo effemminati”: vanno mascolinizzati con la ginnastica

Qualche tempo fa vi avevamo presentato uno dei lati più cupi – se non il più cupo – della Cina, approfondendo il tema della repressione degli Uiguri. Qualche settimana fa, il quarto stato più esteso al mondo è tornato a far parlare di sé per motivi non di certo più felici.

Il ministero dell’Istruzione cinese avrebbe deciso di rendere più “mascolini” i propri giovani maschi attraverso un potenziamento della ginnastica nelle scuole. Ad accusare i ragazzi cinesi di essere diventati “ragazzine” è stato Si Zefu, un importante funzionario della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (CPPCC). Da qui, è nato il bisogno di «evitare la femminilizzazione dei giovani maschi, divenuti effeminati e deboli».

Altro dei fattori che avrebbe reso i giovani maschi meno indipendenti e più “viziati” è la “politica del figlio unico”, rimasta in vigore fino al 2016. Essa prevedeva che ogni coppia potesse avere soltanto un figlio, per evitare la sovrappopolazione del paese. La repressione della effeminatezza, in Cina, è stata attuata anche con la “censura” degli orecchini dei cantanti. Anche questo fattore, secondo il governo cinese, rappresenterebbe un duro colpo alla mascolinità.

Il piano avanzato dal ministero è già stato bersagliato di critiche dagli utenti della piattaforma social Weibo, alternativa orientale a Twitter. Questa proposta non ha fatto altro che aumentare le preoccupazioni dei genitori dei ragazzi cinesi, viste le misure prese in considerazione già in passato. I ragazzi, dunque, potrebbero essere spediti in speciali campi di addestramenti per presentarli al sistema scolastico come “già maschi”.

L’occidente continua a storcere il naso di fronte a notizie del genere: fino a che punto proposte del genere possono essere giustificate dai “costumi” del paese? Quanto peso ha il termine “usanza” in situazioni del genere? Domande destinate a restare, ancora una volta, penzoloni, senza risposta.

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