Charles Manson e l’omicidio di Cielo Drive

L’amore per i Beatles, le fughe dal carcere, un’infanzia travagliata e una serie di omicidi sulla coscienza hanno caratterizzato la vita di uno dei serial killer più spietati del XX secolo: Charles Manson.

Il 12 novembre del 1934 nasceva a Cincinnati, città dell’Ohio, un uomo che entrerà nella parte sbagliata della storia nel XX secolo e che, ancora oggi, viene ricordato per la sua follia omicida: Charles Manson.

Un cognome che, in verità, non deriva dal padre biologico (mai conosciuto dal killer) ma da William Manson, uomo con cui ha vissuto durante l’adolescenza.

Sballottato a casa degli zii, nei motel della mamma e in vari istituti dell’Indiana, il giovane Manson, ogni volta che poteva, scappava lontano da tutto e tutti.

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Il carcere, l’abilità oratoria e la gestione della prostituzione

Dopo il giro di vari riformatori dell’USA (Petersburg, Chillicothe, West Virginia), tra gli anni ’50 e gli anni ’60, conobbe anche un’infermiera, Rosalie Jean Willis, che divenne poco dopo sua moglie. Tra furti d’auto e lavoretti legali come benzinaio o parcheggiatore, venne arrestato in California.

Il suo modo di parlare, però, fu talmente convincente che lo psichiatra che lo esaminò lo aiuto a ottenere la libertà vigilata. Manson, in verità, scappò ancora una volta alle legge e venne nuovamente arrestato.

Durante gli anni trascorsi in carcere, e in particolare a McNeil Island, Manson si dedicò accanitamente allo studio di massoneria, necromanzia, magia nera, esoterismo, chirosemantica, motivazione subliminale e ipnotismo. Imparò anche a suonare la chitarra e nell’ultimo periodo di detenzione si dedicò in modo ossessivo alla musica e alla composizione di canzoni. Anni dopo parlerà del suo amore per i Beatles.

La nascita della ‘Manson Family’

Manson fu rilasciato su cauzione nel marzo 1967 e, una volta uscito, decise di divenire un musicista mettendo a frutto le capacità musicali acquisite in carcere. Si trasferì a San Francisco dove raccolse intorno a sé un gruppo di giovani soggiogati dal suo carisma, dalla sua chitarra e dalle sue capacità oratorie.

Alla fine del 1967 il gruppo si mise a vagabondare in un autobus scolastico dipinto di nero. Durante un anno e mezzo Charles Manson e una decina di ragazzi girovagarono a bordo del bus: dapprima giunti a Mendocino, si spinsero più a nord fino all’Oregon e allo stato di Washington, poi il mezzo invertì la rotta dirigendosi a sud e attraversando Messico, Nevada, Arizona e New Mexico per poi rientrare in California e insediarsi in zone isolate che circondavano Los Angeles.

Presero il nome di The Family – La Famiglia, o anche The Manson Family, sebbene Manson abbia sempre negato di aver dato egli stesso quel nome al gruppo.

La comune raggiunse il numero di circa cinquanta persone. Molti di loro erano ragazzi che avevano avuto una vita dura come Charles, con problemi familiari e spesso di disadattamento sociale mentre altri provenivano da famiglie ricche. Manson era da questi considerato un leader religioso oltre che morale.

Nei primi mesi del 1969 Manson diffuse fra i suoi discepoli la paranoia parlando di un futuro scontro interrazziale tra bianchi e neri. 

L’eccidio di Cielo Drive: il contesto

L’onnipotenza di Manson sfociò il 9 agosto 1969, meno di due settimane dopo l’omicidio di Gary Hinman, commesso da Bobby Beausoleil. Manson, infatti, pianificò e ordinò un’intrusione a Cielo Drive, un ricco quartiere di Los Angeles.

L’obiettivo era di penetrare nella villa di proprietà di Terry Melcher, artista e produttore musicale, nonché figlio di Doris Day, che aveva inizialmente espresso interesse nei riguardi di alcune canzoni composte da Manson, salvo poi rifiutarsi di scritturarlo per la Columbia Records.

Manson si era recato in quella villa in precedenza col desiderio di incontrare nuovamente Melcher, ma era stato allontanato da un fotografo amico della Tate che gli aveva rivelato che la villa adesso era abitata da Roman Polański e Sharon Tate, attrice e moglie del regista. Il motivo principale alla base degli omicidi di Tate-LaBianca era di commettere una serie di omicidi che avrebbero convinto la polizia che Bobby Beausoleil non aveva ucciso Gary Hinman.

Una notte maledetta

La notte in cui si consumarono gli omicidi, Polanski non era presente: si trovava infatti a Londra per motivi di lavoro (aveva appena finito di girare Rosemary’s Baby). Manson in quel momento era al ranch mentre Charles “Tex” WatsonSusan AtkinsPatricia Krenwinkel, e Linda Kasabian si stavano dirigendo presso la villa. Questi si diressero verso la villa armati di coltelli, un revolver e una corda di nylon lunga tredici metri.

Giunti sul posto, i quattro tagliarono i fili del telefono per impedire che venisse dato l’allarme. Con l’eccezione di Linda Kasabian, che doveva coprir loro le spalle, gli altri tre scavalcarono la recinzione che circondava il parco della villa. In quel momento si accingeva a uscire in macchina Steven Parent, un giovane, in visita al guardiano della villa, che venne ucciso immediatamente a colpi di revolver da Tex Watson.

Entrati nella villa, i membri della “Famiglia” non ebbero nessuna pietà per i presenti. Purtroppo, a differenza della scena mostrata in “C’era una volta ad Hollywood” di Tarantino, morirono tutti i presenti, compresa la povera Sharon Tate, all’epoca incinta di 8 mesi.

La fine della ‘Famiglia Manson’

I massacri dell’organizzazione non si placarono e il giorno seguente vennero uccisi l’imprenditore Leno LaBianca e sua moglie Rosemary. I due furono colpiti da più di quaranta colpi alla testa con una forchetta e il cadavere di Leno LaBianca fu ritrovato con un forchettone conficcato nello stomaco.

Un’altra vittima di Manson fu l’insegnante di musica, Gary Hinman, che qualche mese prima aveva cacciato la Family. Anche Hinman venne accoltellato: sulla parete fu tracciata la scritta “Political Piggy“, ovvero “Porco politico“; tali scritte vennero ordinate da Manson ai suoi seguaci per cercare di depistare le indagini e far accusare dell’omicidio i neri.

L’ultimo assassinio attribuito alla Family fu quello di un membro stesso della setta, Donald Shea (soprannominato “Shorty“), colpevole di aver sposato una donna nera e di tramare lo sfratto della banda di Manson dal rifugio dello Spahn Ranch. Più probabilmente fu assassinato poichè era a conoscenza su alcune notizie delle stragi Tate-LaBianca. Il 26 agosto 1969, dopo l’omicidio, il suo cadavere fu fatto a pezzi e questi vennero impacchettati e seppelliti nel letto di un torrente.

L’attività criminosa della “Famiglia” continuò incontrastata per altri mesi, fino alla conclusione delle indagini di Vincent Bugliosi, avvocato di origini italiane. Testimone chiave nel processo fu Linda Kasabian, la ragazza che ricoprì il ruolo di “palo” la sera del 9 agosto 1969. Venne arrestata e voleva evitare il carcere, per questo testimoniò contro Charles Manson

La morte

Nel 1972 lo Stato della California abolì la pena di morte e Manson e i responsabili degli omicidi spostati dal braccio della morte al carcere, con pena commutata in ergastolo. Il 25 maggio 2007, presso il carcere di Corcoran, l’undicesima udienza richiesta da Manson per ottenere la libertà vigilata è stata respinta.

All’età di 72 anni fece dichiarare alla stampa, tramite il proprio avvocato, che nel 2012 avrebbe nuovamente presentato la sua domanda di rilascio. Anche questa dodicesima richiesta di scarcerazione anticipata è stata rifiutata nell’aprile 2012 dalle autorità della California.

Nel settembre del 2012 apparve online una lettera di Charles Manson indirizzata a Marilyn Manson; non risulta che vi sia stata alcuna replica da parte del cantante. Il 19 novembre 2017, dopo essere stato ricoverato pochi giorni prima in seguito a un’emorragia intestinale, Manson morì a 83 anni, al Kern County Hospital di Bakersfield.

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